Stamattina sveglia anticipata rispetto al solito perché dobbiamo essere alla Scuola Primaria Namiko per le 7.15. Quindi sveglia alle 6.15, barba, doccia già fatta la sera precedente e poi via per le 6.40.
Già a quell’ora sulla strada c’è un traffico infernale. I Cambogiani sono gente che si sveglia presto al mattino. Anche per godere delle ore di sole di inizio giornata, dalle 6 circa.
Arriviamo al nostro centro e ci cambiamo con abiti che non siano impolverati dalla strada e con una camicia. Le nostre piccole danzatrici sono già alla scuola.
Quando arriviamo nel cortile della scuola è già tutto pieno di bambini, genitori e insegnanti. I bambini sono già tutti seduti in attesa della partenza della cerimonia e del balletto del nostro corpo di ballo. Effettivamente questo gruppo di bimbe sono un bellissimo biglietto da visita per la nostra attività. E le varie autorità le richiedono sempre più spesso. Se magari ci dessero anche un contributo per la scuola di danza tradizionale, non sarebbe male. Ma qui il sistema è molto più incline a chiedere che a dare. Anche per questo la nostra politica è sempre stata quella di mantenere un profilo il più basso possibile.







Prima della partenza della cerimonia si attende l’arrivo del rappresentante del coordinamento del distretto scolastico. Qui fra capi, vicecapi, vice dei vicecapi e via discorrendo, la catena di autorità è piuttosto lunga.
La prima a salutare Sokkea è la direttrice della scuola, che gli comunica che per qualche tempo passerà la mano al suo vice.
Intanto la sorpresa più bella, che davvero fa la nostra giornata, è vedere che in seconda fila c’è anche la piccola Sievmean, la bimba che abbiamo incontrato l’altro ieri che a 9 anni non ha ancora iniziato la scuola. Questo vuol dire che la scuola ha accettato la richiesta di iscrizione e questo è davvero una grande cosa. Lei è lì tranquilla in mezzo agli altri bambini e si guarda in giro incuriosita. Non sembra avere problemi particolari a stare in mezzo agli altri bambini. Speriamo che tutto prosegua così per lei. Noi abbiamo alle spalle l’esperienza di Peo, un ragazzo con difficoltà espressive pesanti che tuttavia sta arrivando alla fine della scuola superiore e anche con discreti risultati. Speriamo che lo stesso accada anche per questa dolcissima bimba.




Alle 8.15 entrano in scena le nostre piccole Apsara, che ripetono la stessa danza l’altro giorno hanno fatto per dare a me e Silvio il benvenuto al Centro. Con i loro costumi sgargianti sono davvero belle. Alla fine della loro performance il rappresentante del distretto scolastico si alza e si avvicina per complimentarsi e consegnare un regalo alle bambine.












Poi è la volta dei discorsi. Prima quattro bambine che leggono un documento sull’utilità di andare a scuola. A loro è stato dato il ruolo di rappresentare tutti gli alunni della scuola. Poi è la volta del direttore scolastico in pectore e ancora di due bambine che intonano una canzone il cui testo racconta di cosa può succedere se non si va a scuola. A chiudere il round degli interventi il rappresentante del distretto scolastico che legge il messaggio a tutti gli studenti del Primo Ministro Hun Maneth (entrato in carica la scorsa primavera, dopo il “ritiro” del padre Hun Sen che ha governato il Paese per quasi 50 anni e che adesso ha assunto il ruolo di consulente speciale del Re Sihamoni).
Io riesco a resistere a non stramazzare addormentato per puro miracolo. Ieri sera, o meglio ieri notte, sono andato a letto tardi perché ho lavorato su diverse cose che avevo in arretrato e avrò dormito si e no 4 ore. Ogni tanto tiro giù gli occhiali con le lenti scure (meno male che li ho portati) per nascondere il fatto che rilasso e chiudo un po’ gli occhi. L’unico rischio è che caschi dalla sedia addormentato. Anche perché anche volendo mi riesce leggermente difficoltoso seguire i discorsi che vengono fatti, essendo in lingua Khmer ovviamente.







Tra una cosa e l’altra la cerimonia si chiude quasi alle 9.30 e posso finalmente alzarmi e sgranchire gambe e mente. La direttrice, sempre molto carina viene a salutarci. Anche il rappresentante del distretto si avvicina e dice qualcosa a Sokkea, che mi spiega che ha voluto complimentarsi per il lavoro che stiamo facendo al villaggio. Anche io ringrazio e saluto con le mani giunte in segno di rispetto.
Appena mi libero e faccio per rientrare al nostro Centro vengo rapito da Khemarà, Khanha, Lika e Donghey che mi portano in cima alla pagoda di Phnom Sosear e a vedere le grotte del White Elephant. Scendiamo lungo le scale ripide e sentiamo i pipistrelli fare i loro rumori che non so definire. Ce ne sono parecchi attaccati alle rocce e alla volta della grotta e altri che svolazzano di qua e di là nel tipico modo veloce e dalle traiettorie imprevedibili dei pipistrelli.
Insieme a noi nelle grotte ci sono turisti guidati da ragazzi della zona che li accompagnano a vedere le varie attrazioni locali.
















Saluto le mie piccole guide e rientro al Centro. Sokkea è sparito da qualche parte a parlare con qualcuno, probabilmente il direttore della scuola. Al Centro devo prendermi una pausa dalle attività e concentrarmi su alcune richieste che mi sono arrivate da Milano dal mio ufficio. Se solo gli occhi stessero aperti però. A un certo punto devo gettare la spugna perché sto stramazzando sul laptop. Vado fuori su una delle panchine esterne e chiudo un po’ gli occhi. Quando mi sveglio è già passata più di mezz’ora. Nel frattempo, Sokkea è tornato. Facciamo ancora un po’ di lavoro e poi andiamo a mangiare, perché alle 14.30 abbiamo l’incontro periodico con i genitori dei bambini del Centro.
Alle 14.30 puntuali siamo tutti al Centro, già affollato di genitori con i loro bambini. In molti casi a questi incontri vengono i nonni. È il caso ad esempio della nostra adorata Sievmean, accompagnata qui dalla nonna dopo l’uscita di questa mattina. Gli incontri sono organizzati per fare il punto delle attività con i genitori e al tempo stesso sensibilizzarli sull’importanza di mantenere i bambini a scuola. Gli incontri servono anche per verificare l’impegno dei genitori nel seguire i figli e le loro attività, e per verificare che il fatto che li mandano al nostro Centro non sia un semplice “liberarsi o alleggerirsi della loro presenza”. Sokkea mi dice infatti che, se un genitore o chi è responsabile per il bambino non si presenta la prima volta viene mandata una comunicazione scritta tramite il bimbo/bimba. Alla seconda assenza si provvede ad un contatto telefonico o diretto di persona. Alla terza assenza il bambino/bambina viene purtroppo tolto dal programma. E questo va di pari passo con il processo di verifica delle condizioni, anche con le home visits che tanto ci stanno a cuore, per capire chi ha effettivamente più bisogno del supporto del nostro Centro o del Sostegno a Distanza.
Come ormai usuale vengo invitato a dire qualcosa ai genitori e il mio intervento è basato sul ringraziamento per la fiducia che ci danno affidandoci i loro figli, sulle motivazioni che mi hanno spinto a svolgere questa attività per i bambini cambogiani, sull’importanza di consentire ai bambini di studiare e di crescere in un ambiente sano e in compagnia con i loro coetanei. E ancora una volta esprimo la soddisfazione e lo stupore per l’entusiasmo che questi bambini mostrano nel venire a studiare da noi dopo la giornata scolastica ordinaria. Dico che questo lo faccio sempre notare quando vado a parlare del nostro progetto nelle scuole in Italia.
Dopo gli interventi di Channa e degli insegnanti presenti distribuiamo come ringraziamento per avere partecipato pacchetti di zucchero di canna. Un piccolo pensiero e un gesto di cortesia sicuramente gradito. E ovviamente non può mancare la foto di gruppo con tutti i genitori io e Sokkea, proprio sotto il disegno dei loghi di Shade for Children e A Smile for Cambodia Onlus, disegnati sulla parete esterna dell’edificio nuovo.











Ma c’è anche qualcun altro che vuole fare la foto. Acchiappo al volo Kunthea e me la prendo in braccio per fare qualche foto. Non resisto alla tentazione di quelle guanciotte paffute e le stampo un bacio sulla guancia. Lei non fa una piega. Anzi sorride. È una vera birba. E poi c’è anche la nostra Sievmean, ma con lei l’approccio deve essere necessariamente più cauto. Le faccio una foto appena prima che le ragazze la chiamino dentro l’ufficio dello staff per consegnarle un set scolastico con uno zaino nuovo di pacca per andare a scuola.




Le ragazze hanno ordine da Sokkea di cercare una divisa scolastica che le vada bene. La prima che estraggono dalla confezione è troppo grande. Meglio al secondo colpo. Sembra proprio della misura giusta. Theara e Malay fanno capire a me e Sokkea che è meglio che usciamo per non mettere in imbarazzo la bimba che deve cambiarsi e indossare la divisa. Quando esce è una studentessa modello ed è bellissima nella sua gonna blu e camicia bianca immacolata. Sembra molto fiera della sua nuova divisa. Mi accuccio vicino al lei per non sovrastarla con la mia stazza e la abbraccio mentre ci fanno le foto. Queste sono le cose che mi fanno letteralmente rinascere. Ci sono ancora cose buone al mondo, basta volerlo e basta davvero poco per raggiungerle. Anche Sokkea fatica a nascondere la soddisfazione e l’emozione per quella bimba così delicata e dolce nel suo essere “diversa”. Lo abbiamo visto anche con altri ragazzi, che la loro diversità è un motivo per voler loro ancora più bene e dedicare loro ancora maggiore attenzione.






Sono ormai le 16 e rimane poco tempo per fare qualche home visit. Non riesco a prepararmi subito per andare e Channa, con il suo fare bonario ma severo, mi fa notare che le ragazze mi stanno aspettando. Vado, vado. È una vita di corsa, è il mio destino. O forse è il mio destino quello di essere sempre in ritardo?
Andiamo dall’altra parte del villaggio, oltre la strada Kep-Kampot. La prima casa che visitiamo me la ricordo da una visita di qualche anno fa. La visita la facciamo a Phum Sokneng, ma prima di lui aveva partecipato al nostro programma di sostegno a distanza il fratello maggiore Phum Sockeng. Sokneng, inserito adesso nel sostegno a distanza, ha 11 anni e frequenta quest’anno la quinta primaria. Suo fratello Sockeng adesso ha 18 anni e lavora come pescatore, lavoro molto pesante. In famiglia c’è anche una sorellina di 3 anni. C’è il papà con Sokneng. La mamma è al vicino mercatino che si affaccia sulla statale Kep-Kampot a vendere pesce.





La seconda tappa la facciamo alla casa di Sean Tola, inserito ormai da diversi anni nel programma di sostegno. Passiamo accanto al canale che scende verso il mare a Kep, dove sono ormeggiate diverse barche da pesca dai tipici colori rosso e verde. La strada di accesso è sempre un viottolo tortuoso e un paio di volte rischio di ribaltarmi nella risaia, come tutte le altre volte che siamo andati da Tola. Certe cose sono dure a cambiare, evidentemente. Il Tola bimbo che mi ricordavo ha lasciato il posto a un ragazzo che avrei faticato a riconoscere se lo avessi incontrato in giro per il villaggio. Ormai ha 15 anni e frequenta la classe 10 in high school.







Sulla via del rientro ci fermiamo alla casa di Savat Enisona, la bimba per cui Silvio ha comprato regali commissionati dal suo sponsor. La casa è un mix di abitazione e di un negozio/emporio che si affaccia sulla statale e proprio all’angolo della strada che porta al lato del villaggio che si affaccia sul canale, da cui proveniamo di ritorno dalla casa di Tola. Enisona ha 9 anni e frequenta la quinta classe della scuola primaria. Ha due sorelle più piccole, Amarà di 8 anni e Rousha di 3 anni. Foto di rito con tutta la famiglia e poi via al Centro a recuperare il mio zaino con il computer e tuto il resto. Sono già quasi le 17.20 e la luce tra poco se ne andrà.





Sokkea è già partito per andare a riconsegnare la sua moto, perché per il weekend rientra a Phnom Penh. Ha chiuso tutto. Per fortuna Theara ha una chiave e mi apre per consentirmi di recuperare le mie cose. Saluto lei e Malay con un abbraccio e auguro buon weekend. Chiedo se vanno al Sea Festival a Kep nel weekend, ma mi rispondono che non hanno soldi per andarci.
Parto di buon passo. La strada, con le sistemazioni fatte in settimana, sembra meno bestiale. Come concordato la sera prima con la proprietaria, passo in lavanderia a prendere tutto quello che ho portato sia qualche giorno fa che ieri. Tutto pronto. Ritiro anche quella di Sokkea. Ma mi manca un pezzo. Pensa e ripensa e realizzo di avere lasciato un paio dei miei pantaloni belli, su una panchina del nostro Centro perché li avevo messi al sole ad asciugare dopo averli bagnati. Sokkea, che nel frattempo è venuto a portare la sua roba nella mia stanza, dovendo lasciare libera la sua, mi dice che ci pensa lui a dire alla guardia di metterli da parte, prima che qualche cane gli faccia la festa durante la notte. Bene così, li recupererò lunedì alla ripresa delle attività al Centro.
E come sempre, Cambodia or bust……
