Finalmente si parte per Kampot. Ma prima una tappa necessaria e dovuta, per salutare l’amico Olivier che è arrivato questa mattina dalla Francia.
Lui ha vissuto a lungo in Cambogia, ma adesso dopo il ritorno in Francia per riavvicinarsi ai genitori, era da tanto tempo che non ci tornava ed è davvero un piacere poterlo rivedere qui.
Fu lui nel gennaio 2014 a prestarci i primi 500 dollari che servivano per opzionare il terreno e la casa che poi sarebbero diventati la sede del nostro Centro. Allora il Centro era di fronte all’attuale sede in una casa presa in affitto. Durante la mia prima missione a Kep, con gli amici Stefania e Daniele, era emersa la possibilità di acquistare una casetta di 3 locali posta su un appezzamento di terreno di circa 600 mq, proprio di fronte alla sede del nostro Centro. Fu così che Olivier con il suo aiuto ci consentì di avviare quello che il progetto è adesso. Così io, Stefania e Daniele partimmo da Kep quasi alla fine di gennaio con la missione di raccogliere entro il 30 aprile i 14.000 dollari che servivano per l’acquisto e per restituire il prestito a Olvier. Ed entro la data stabilita i 14.000 dollari arrivarono a Shade for Children, la nostra organizzazione gemella che gestisce operativamente il Centro, per poter perfezionare l’acquisto.
Guardando indietro ora, ci volle davvero tanto entusiasmo e quella giusta dose di incoscienza per prendersi quell’impegno, ma con l’aiuto di Stefania e Daniele e di tanti colleghi e amici riuscimmo a raggiungere quell’incredibile (per noi, piccola Onlus) risultato.
Olivier è sempre uguale. Non lo vedo almeno da 7-8 anni ma non è cambiato per nulla. Gli chiedo se viene a Kep con noi, ma deve fare delle commissioni a Phnom Penh. Forse verrà giù tra qualche giorno. Giusto il tempo di un saluto e un abbraccio e siamo in viaggio verso Kep.
Il traffico non è terribile. Sokkea fa fare all’autista una strada di quelle nuove, realizzate nell’ultimo anno e presto siamo sulla statale per Kep. Sono circa 150 km e normalmente ci vogliono circa due ore e mezzo per percorrerli. Tra una chiacchiera e l’altra, una breve pausa caffè, qualche foto al paesaggio e anche qualche pisolino, il viaggio passa veloce e prima che ce ne rendiamo conto siamo a Kampot verso le 13.
Prima cosa da fare dopo il check in alla guesthouse, andare a prendere le moto per muoversi più rapidamente sul territorio. Questa volta rinuncio alla moto da fuoristrada e mi adatto ad uno scooter 125 cc. Vediamo come va nei primi giorni e come sono le strade, poi eventualmente cambieremo. Noleggiamo i nostri 3 scooter e siamo pronti a mangiare dal nostro usuale punto di ritrovo, Happy Special Pizza, proprio sul lungo fiume di fronte al Kampot River.
Abbiamo già in programma delle home visits nel pomeriggio, anche se il nostro Centro oggi e domani è chiuso per le festività nazionali del Water Festival. Ho fatto un programma di home visits molto ambizioso, con l’idea di andare a vedere le case di tutti i bambini nuovi che abbiamo inserito nel programma del Sostegno a Distanza da Agosto 2022, ultima mia missione qui, fino ad oggi. Sono 44 home visits a cui se ne aggiungono un’altra ventina per monitorare situazioni già viste in passato. Vedremo se riusciremo a farle tutte.
Il primo problema che incontriamo è la strada che da Kampot porta a Kep, che è in rifacimento ed è una specie di campo di battaglia che alterna lunghi tratti sterrati e polverosi, in cui si viaggia letteralmente in una nuvole di polvere, e tratti ancora asfaltati ma pieni di buche, anche molto profonde, che mettono a dura prova i poveri scooter e la nostra abilità di schivare le buche e al tempo stesso rimanere sani e salvi, visto il traffico che c’è sulla strada. Traffico letteralmente in ogni direzione: veicoli e motorini nella nostra corsia, auto e camion in sorpasso nella corsia opposta che è meglio che non ti distrai troppo a guardare il panorama se non vuoi stamparti sul radiatore di un camion, motorini sul nostro lato, ma in contromano perché devono raggiungere le case alla nostra destra provenendo dalla direzione opposta alla nostra, per non dire poi degli incroci e delle immissioni nel traffico fatte senza neanche sognarsi di guardare se tu stai arrivando. Quest’anno la strada è davvero un incubo.
Quando arriviamo al villaggio io e Silvio ci guardiamo preoccupati al pensiero di dover ripetere questa strada al ritorno e poi ancora due volte al giorno, nei prossimi giorni. Sokkea ci aveva consigliato di utilizzare una rain jacket e in effetti adesso che abbiamo tutti i vestiti coperti di polvere e terra capiamo perché.
Partiamo subito con la prima home visit, perché sono già le 16.30 e qui il sole va giù molto presto. Fa buio alle 17.45-18.
Passiamo dai due fratellini Nita e Payu. Nita è una delle nostre mascotte, apparsa già diverse volte nei manifesti che pubblicizzano i nostri eventi. Hanno recentissimamente avuto un cambio di sponsor e ovviamente i loro nuovi sostenitori sono curiosissimi di ricevere loro notizie e loro foto. Bellissimi e carinissimi come sempre. Sempre un po’ timidi, nonostante tutto. Nita più timida ora che è più grandicella, di quando era piccolina. Payu è cresciuto tantissimo.
A poche centinaia di metri dalla loro casa c’è quella di Phannun. Dopo aver salutato Nita e Payu ci avviamo e intravvediamo che la casa è oltre un canale. Il problema è che l’unico modo per andare a casa di Phannun è attraversare un ponticello fatto da un tronco di palma con una specie di ringhiera di bambù per reggersi durante l’attraversamento. Non proprio il massimo per uno della mia stazza, e non credo che il ponte improvvisato sia stato regolarmente assoggettato a prove statiche (o dinamiche) di resistenza al peso.
Va beh. Questa mi mancava. E in più sono pure live su Facebook. I primi passi sembrano sicuri ma man mano che avanzo il tronco ondeggia in modo preoccupante. E mi scappa pure da ridere. Già mi immagino le risate che si faranno tutti quelli che nel frattempo si sono radunati qui intorno, soprattutto bambini, se dovessi volare nell’acqua. Momento di pausa a centro ponte, forse il punto più delicato, e poi con altri tre passi decisi passo di là. Andata. Per questa volta abbiamo scampato il bagno. Si ma…. Azz…. Poi dobbiamo riattraversarlo per tornare indietro.
Ok, concentriamoci sulle home visits che è meglio. Phannun, ci dice la mamma, è andato a pescare. Per fortuna è qui vicino lungo il canale e non appena lo avvisano che siamo arrivati lo vediamo arrivare di corsa con la sua bella canna da pesca in mano. Nel frattempo il gruppo di bambini si fa sempre più folto, sia da una parte che dall’altra del canale, per cui al passaggio di ritorno avremo ancora più pubblico a fare il tifo per il nostro tuffo nel canale.
Dopo le foto con Phannun, faccio per riattraversare e quando sono a metà del tronco, mi chiamano indietro perché c’è un altro dei nostri ragazzi, Soknen.
Intanto i bambini alle mie spalle vanno avanti e indietro dal ponte in perfetto equilibrio e sbeffeggiando il moto ondulatorio sussultorio che il mio passaggio sul tronco genera in modo preoccupante. No problem. Dall’altra parte del canale ci sono dei bellissimi bambini da fotografare, mi concentro su quello e, ignorando le oscillazioni del perfido tronco, attraverso di nuovo fino alla solida sponda opposta. Dietro di me, intanto, i bambinetti vanno avanti e indietro sul ponticello senza nemmeno reggersi alla ringhiera di bambù, invece fondamentale per il sottoscritto per avere qualche speranza di evitare il tuffo.
Chiudiamo la giornata che sono le 17.45, ormai sta facendo buio. A due passi dalla casa della nostra direttrice Channa, incontriamo le due sorelline Kunthea, una delle nostre più piccole e a tutti gli effetti nostra mascotte (è una bimba bellissima e di una simpatia devastante) e Socheata. Sono state affidate a dei conoscenti che abitano qui perché i genitori hanno dovuto assentarsi per lavoro.
Channa arriva subito a salutarci e vorrebbe che ci fermassimo a festeggiare a casa sua (oggi festività nazionale è occasione di ritrovo delle famiglie per piccole festicciole fina a tarda sera), ma è già buio e il pensiero della strada ci preoccupa non poco, considerato che era stata già problematica con la luce diurna, figuriamoci al buio.
Un paio di foto alla luna piena che sorge all’orizzonte e siamo in viaggio. C’è anche tanto movimento di veicoli. Tra oscurità e nuvola di polvere si vede veramente una cippa. Meno male che quando sono partito mi sono messo nello zaino delle mascherine FFP3 da Covid, altrimenti mangerei tanta di quella terra. Con un po’ di pazienza e non senza aver visto dei numeri da circo da parte di qualche driver in preda al furore agonistico da formula uno, arriviamo alla guesthouse. Speriamo che la sistemino in fretta questa strada. Ma fare un lavoro così, togliere tutto l’asfalto e sostituirlo con lo sterrato per l’intero tratto di quasi 15 km è veramente da folli. Vedremo nei prossimi giorni.
Dopo una necessaria doccia, per togliersi di dosso tutta la terra, siamo pronti per la nostra prima cena a Kampot.
E anche questo è Cambodia or bust.
