E finalmente è arrivato il giorno della riapertura del nostro Centro.
Partiamo abbastanza presto dopo la colazione al nostro punto tradizionale di ritrovo del Coffee Today e alle 9 siamo all’ingresso del Centro. Lungo la strada di accesso i bambini ci aspettano ai due lati della strada. Sokkea sente uno dei bimbi che chiede quale è Franco. E l’altro gli risponde “Mr. Mab” “Quello grosso”. Sokkea ride, sia per la parola che hanno usato sia per il tono con cui l’hanno detto. Qui l’espressione Mr. Mab è usata per indicare una persona grassa. Devo decisamente perdere un po’ di chili.
Chumriapsua Look Kru. Hello Franco. E’ un mix di Khmer e Inglese quello che mi investe di saluti, affetto e curiosità. Molti di questi bimbi e bimbe non mi conoscono o mi conoscono ancora poco. A visi sconosciuti si alternano facce che riconosco. Di alcuni ricordo il nome, ad altri lo devo chiedere. Arriva una bellissima bimba che mi saluta con un raggiante sorriso. Ma è Ly Hua, la figlia di Channa, la Direttrice del Centro. Channa è già impegnata intanto a fare foto, come ha sempre fatto dal primo momento in cui l’ho conosciuta, credo ormai 7 anni fa.
E’ sempre bello tornare qui ed essere accolto in questo modo. Silvio ha quasi le lacrime agli occhi ed è veramente impressionato da quello che è stato realizzato in questi anni. Nel 2018, quando venne l’ultima volta il secondo edificio non esisteva ancora e la parte vecchia non era ancora stata ristrutturata. Mi dice che è davvero emozionante per lui tornare a 5 anni di distanza e trovare tutto questo.










Intanto nel Centro fervono i preparativi per lo spettacolo di danza per il nostro benvenuto. L’insegnante di danza, Theara e Malay stanno vestendo le bambine che danzeranno. Così tutte truccate non è facile riconoscerle. Mi sembra di riconoscere Soksalin, Nita e di sicuro Ly Hua, che sarà lead dancer. D’altra parte lei è una leader nata. Non concepisce il ruolo di comprimaria.
Tanti sorrisi timidi incrociano il mio sguardo, ma già so che poi nei giorni prossimi si apriranno e tutto sarà ancora più bello e divertente. Ognuno cerca uno sguardo di saluto e quelli che mi conoscono un po’ di più attirano la mia attenzione alternativamente chiamandomi Franco o Teacher.
Ma eccoci finalmente allo spettacolo di danza. Le bambine sono divise in due gruppi con colori diversi dei loro costumi. La loro età va dai 6-7 anni ai 9-10 anni. Un primo gruppo, guidato da Ly Hua, indossa pantaloni verde e oro con camicia bianca bordata oro. Il secondo gruppo indossa invece la nostra maglietta Shade for Children bianca con pantaloni rossi.
Ciascuno dei due gruppi si esibisce in due balletti. Le mosse e le pose non sono ancora perfette, dato che non è tantissimo che si allenano, ma le nostre piccole Apsara fanno davvero una bella impressione nel loro spettacolo.
Alla fine del balletto facciamo le foto con il nostro corpo di ballo e io acchiappo in braccio la piccola Kunthea che sta trottolando in giro per il Centro. E’ davvero adorabile. Intanto le ragazze più grandi (Theara, Malay e Sreyleak), alle quali ho affidato il mio telefono per fare un po’ di foto, fanno un bel selfie che poi ritroverò la sera come gentile dono della giornata.











Dopo aver radunato tutti i bambini presenti, come ormai usanza Sokkea mi invita a dire qualcosa ai bambini e non posso che esprimere la mia felicità nell’essere qui ancora una volta insieme a loro. Ogni volta che sono qui mi sento davvero a casa e in pace con me stesso e li sento tutti come se fossero un po’ figli miei. Loro mi danno tanta forza e tanta determinazione. Quello che siamo riusciti a fare per questi bambini e ragazzi è veramente sorprendente anche per me che sono da sempre al centro dell’iniziativa. E Sokkea è stato ed è un pilastro fondamentale. Negli anni non sono mancate le difficoltà e i momenti di crisi, ma per fortuna siamo sempre riusciti a superarli. Ogni volta che posso ricordo a Sokkea che questo è il nostro, ma soprattutto il suo progetto. Abbiamo una grande responsabilità verso questi bambini e verso la comunità, che, me ne sono reso conto lo scorso anno al ritorno dopo 4 anni, conta su di noi sotto diversi aspetti.






La mattina insieme corre veloce. Con Silvio incontriamo Enisona, una delle bambine inserite di recente nel sostegno a distanza, supportata da una sua amica che gli ha affidato il compito di fare qualche foto con lei e di comprarle dei regali, così come con Chan Noeurn, la ragazza ora all’università che era sostenuta prima della sua uscita dalla scuola superiore e dal Sostegno a Distanza.



Alle 11 è fissato il pranzo con tutti i bambini. Così presto per consentire loro di rientrare a casa per le varie attività del pomeriggio e per il ritorno al centro nella seconda parte della giornata. Il menù prevede ottimi yellow noodles, che i bambini (come noi) gradiscono molto. Il pranzo insieme vuole anche essere un regalo di compleanno per Silvio. E infatti a fine pranzo appare una bella torta con le candeline che indicano l’età del nostro fortunato. Qui non sveleremo l’età per motivi di privacy, ma diciamo che gli anni sono poco più di 18.
La cosa incredibile di queste torte cambogiane è che sembrano minuscole a vederle, ma riescono a soddisfare una quantità inimmaginabile di bambini e adulti. Ovviamente in pole position, di fronte alla torta ci sta la piccola Kunthea onnipresente e coccolata da tutti.













Colgo l’occasione della sua presenza al Centro con la mamma per fare le foto con Paovchou che non ero riuscito a fare ieri. E’ un bimbo tranquillo a molto carino. Lo so lo dico sempre, sembro un disco rotto, ma che ci posso fare se questi bambini e bambine sono così adorabili? E vi giuro che anni fa non avrei mai immaginato di avere una esperienza come questa con tutti questi bambini. E di avere così tanto a livello emotivo dal contatto con questi piccoli.




Qualche bis di foto con Nika, Khemarà e sua sorella Khanha, con Socheata, la sorella di Kunthea, che non mi molla un attimo (è tutt’altro che la bimba timidissima che ricordavo dall’anno scorso, forse perché adesso mi conosce meglio). E infine incontro il mio nuovo bimbo del sostegno a distanza Donghey. Un morettino dagli occhi vispi. Simpaticissimo e che parla anche un discreto inglese. Viene lui a farsi riconoscere, vestito in una tuta simil militare. Sono davvero felice di incontrarlo. E anche lui ha un sorriso e uno sguardo che sono uno spettacolo.








Purtroppo notiamo, sia io che Silvio e Sokkea, che non c’è la piccola Sievmean, la bimba che abbiamo incontrato ieri che ha qualche problema di comunicazione e che avevamo invitato il padre a portare oggi alla festa. Speriamo non sia un brutto segnale, di disinteresse da parte del padre. Anche Sokkea mi dice che dal colloquio non aveva avuto l’impressione di una grande convizione da parte del papà a seguire le indicazioni che gli aveva dato. Mah, speriamo bene e vediamo nei prossimi giorni. Casomai torneremo all’assalto e rinforzeremo il messaggio perché qualcosa va fatto per dare una mano a quella bimba altrimenti cosa sarà la sua vita una volta che non avesse più la nonna o il papà che la assistono. Come sempre dico qui la vita riesce ad essere serena sotto molti aspetti, ma altrettanto crudele sotto altri aspetti, soprattutto con le persone svantaggiate o con diversità più o meno evidenti.
Mentre aspetto che mi portino a fare le home visits del pomeriggio lavoro un po’ al computer in ufficio con Channa e Sokkea. E’ tutto un via vai di bimbe che mi portano fiori, corone e braccialetti di fiori che mi donano sorridendo e insistendo perché io le indossi. Con la corona di fiori sulla testa faccio un po’ Vedere del Botticelli, soprattutto per la procacità delle mie forme, anche se la bellezza non è esattamente la stessa. Eh eh eh eh.







Per le home visits partiamo abbastanza tardi verso le 15.30. Andiamo a trovare Houngvira, che però sta beatamente dormendo con i suoi fratelli. La nonna fa per svegliarlo ma la blocchiamo. Facciamo solo qualche foto di lui che dorme e della casa. Anche lui è uno dei piccolini. Ha 5 anni.







Ci spostiamo verso un’altra area del villaggio, alla casa di Pouly. Lui è un po’ più grande, 13 anni, ed è nel nostro programma da diversi anni. La zona dove abita ha completamente cambiato aspetto. Una volta la strada era stretta e tutta costeggiata da alberi. C’era un piccolo canale, che adesso è stato ampliato e le piante sono state tutte tolte. Qui le cose cambiano molto in fretta, da un anno all’altro (non sempre in meglio, per certi aspetti).





Lungo la strada per andare alla casa di Kao Lina e Rothana passiamo da casa di Phourk Socheat (che arriva poco dopo) e suo fratello Rathana che è sul sellino della mia moto ed ha approfittato del passaggio, così come hanno fatto gli altri bambini di cui visitiamo le case.





La situazione della casa di Lina e Rothana non è proprio delle migliori. La struttura è in lamiera e veramente essenziale. Hanno la corrente elettrica ma non il pozzo. Infatti attingono al canale lì di fronte per tutti gli usi dell’acqua, mi dicono incluso l’uso per bere, ovviamente dopo averla bollita. Vado a vedere le condizioni dell’acqua del canale e considerato che io avrei problemi anche solo a infilarci un piede, non riesco nemmeno a immaginare di usare quell’acqua per lavarsi, cucinare e addirittura per bere.
All’interno della casa una amaca con un batuffolino di 1 mese e mezzo che sta beatamente dormendo. Foto obbligatoria ovviamente.
Ora di procedere oltre. Chumriaplia. Okun. Arrivederci. Grazie.




Proseguiamo a piedi sempre più in mezzo alle risaie per arrivare alla casa di Sievmean, anche lei inserita recentemente in sostegno a distanza in sostituzione di Malay che è andata all’università. I genitori non ci sono. Sono a Kep a lavorare. La mamma fa la cameriera in un resort e il papà fa il muratore. L’accudisce la nonna, che non so come faccia a gestirla vista l’iperattività di Sievmean, che come arriva a casa sparisce arrampicandosi su un albero. La nonna ha la mia età 62 anni, portati discretamente bene per una donna cambogiana. Nei miei giri in queste campagne ho conosciuto persone anche significativamente più giovani di me, che sembravano i miei genitori.
Ma la sorpresa più grande è che c’è anche, seminascosta in una amaca, la bisnonna di 90 anni. Quando la chiamano si alza e viene a salutarci. E’ probabilmente, anzi sicuramente la persona più anziana che abbia mai incontrato in tutti questi anni ed è ancora in buona salute e auto sufficiente. E’ impressionante pensare che questa signora, nata nel 1933 ha passato due guerre (la seconda guerra mondiale e quella del Vietnam con la successiva era di Pol Pot con tutto quello che ne è seguito). Sarebbe davvero interessante fare una chiacchierata con lei e sentire dalla sua viva voce cosa ricorda di tutti questi fatti storici. Non escludo di chiedere a Sokkea di verificare se è possibile rubarle un paio d’ore per fare una chiacchierata, se per lei non è troppo stancante. Queste persone sono, secondo me, un vero patrimonio dell’umanità, perché portano con sé una memoria storica che è sempre più raro trovare. E mi emoziona sempre molto, quando ne ho occasione qui, sentire dalla viva voce di chi li ha vissuti, i racconti di quei tempi di cui ho sempre sentito nelle news e letto nei miei libri sul sudest asiatico.








Salutiamo a mani giunte con profondo rispetto e andiamo verso l’ultima home visit della giornata. Dalin, 6 anni, anche lei entrata in sostegno a distanza in sostituzione di una delle nostre ragazze andate all’università. Vive con la mamma, giovanissima di 34 anni, che ha divorziato dal marito. Non ha fratelli. La mamma lavora saltuariamente nella pulitura del pesce che viene pescato a Kep e poi portato ai mercati della zona. Anche la loro casa è molto essenziale. In muratura con tetto in lamiera, abbastanza nuova. Non hanno pozzo ma hanno la possibilità di attingere a quello della nonna materna a poca distanza. Mentre stiamo salutando, arriva una vicina con in braccio una bella bimba che mi guarda un po’ perplessa. Faccio per prenderla in braccio ma scoppia a piangere e non ne vuole sapere di staccarsi dalla mamma. Beh non si può sempre ispirare fiducia a tutti i bimbi, soprattutto per una della mia mole che qui sembra un gigante sia in altezza che soprattutto in larghezza. Eheheheheh. Meno male che riesco ancora a ridermi addosso, ma il bisogno di buttare giù chili sale di giorno in giorno man mano che mi confronto con la gente di qui, benché sia la undicesima volta che vengo in Cambogia.





Ora di scappare. Sono già le 17 passate e la strada polverosa e piena di buche ci aspetta. Sulla via del ritorno proprio una di queste buche mi distrugge la camera d’aria posteriore. Riesco a vederla solo all’ultimo secondo e ad alzare leggermente la ruota anteriore, ma inevitabilmente la ruota posteriore prende una gran botta e dopo qualche centinaio di metri sento lo scooter che scoda a destra e sinistra. Mi fermo per controllare e vedo il pneumatico completamente a terra. Sokkea mi chiede di scambiare gli scooter. Andrà a farla riparare dal primo meccanico lungo la strada. Qui uno dei piccoli vantaggi è che si trova sempre qualcuno che ti fa una riparazione urgente, giusto se non è proprio nel profondo della notte.
Dopo una mezz’oretta Sokkea arriva alla guesthouse con la moto riparata. Camera d’aria sostituita con un costo di 5 dollari. Bene così almeno domani mattina siamo pronti alla partenza come al solito.
E come sempre anche questo è Cambodia or bust….
