Cambodia or bust 3 Dicembre 2023/3 December 2023

Domenica di lavoro e di svago. Appena alzato impacchetto tutta la mia attrezzatura nel mio zaino e mi avvio verso il Today Coffee. Lungo la strada mi fermo a fare qualche foto del bellissimo Lotus Pond, visto in tanti post Facebook di ragazzi di Kampot.

Arrivato al Today Coffee, dopo colazione. rimango a lavorare tutta la mattina nel tentativo di recuperare gli arretrati che ho accumulato sulla scrittura del mio diario di missione. Quest’anno ci tengo davvero tanto a non mancare questo appuntamento.

È vero, faccio le foto, posto su Facebook e Instagram, faccio le dirette Facebook che sicuramente sono un modo efficace di fare vedere quello che facciamo quando siamo qui. Ma l’appuntamento con il diario è sempre un momento anche per fare qualche riflessione in più su quello che vediamo ogni giorno e su questo Paese dai contrasti forti.

La missione sta andando molto bene. Sto iniziando a conoscere per nome quasi tutti i bambini, tanti nuovi che non avevo mai incontrato e che non mi avevano mai conosciuto ma che mi hanno accolto con un affetto davvero caldissimo e assolutamente ben accetto.

Giocano, si divertono, si mettono in posa per le foto, mi pizzicano la pancia. Mr. Mab è arrivato.

Alla fine della mattinata ripasso dall’hotel per una rapida rinfrescata e poi mi avvio verso Kep. Ho deciso di andare al Sea Fetival.

La città è ancora tutta blindata e piena di polizia, soldati e ci sono anche le forze speciali. Lascio la moto nel parcheggio di uno dei caffè alla moda sopra la spiaggia di Kep e mi avvio a piedi tra le bancarelle che vendono ogni tipo di cibo da strada o cianfrusaglia. Sulla spiaggia gli stand di vari marchi commerciali di birre e prodotti vari. Questa è la zona più informale e fatta per il divertimento della gente.

Percorro a piedi il marciapiede che porta verso il Crab Market, con qualche piccola deviazione per vedere un nuovo molo in legno e i vari gazebo che hanno sistemato a ridosso della riva dove puoi riposare su una comoda amaca. Più oltre ci sono delle specie di piccoli bungalow che l’ultima volta che sono stato qui, 5 anni fa, non c’erano. Lungo la strada una famiglia di babbuini attira l’attenzione della gente e approfitta dei rifiuti di cibo lasciati dai turisti per banchettare, salendo e scendendo continuamente dagli alberi e dai pali della luce nelle vicinanze.

Man mano che mi avvicino al Crab Market aumenta la presenza della polizia e ci sono parcheggiate un sacco di auto di rappresentanza con le targhe Senato, Stato, Forze Armate.

Il Crab Market è ormai irriconoscibile per chi lo ha visto 10 anni fa. Poco oltre la zona dei ristorantini direttamente affacciati sul mare, hanno costruito un enorme prolungamento della strada in cemento che ha rubato spazio al mare antistante.

L’accesso è monitorato da controlli di sicurezza. Quando passo due poliziotte mi fermano e mi chiedono gentilmente di aprire lo zaino. Io sono in diretta Facebook e per aprire lo zaino devo mettere giù il telefono. Aprono e controllano tutto. Perfino la confezione della presa di corrente adattatore per le prese cambogiane. Scambiamo due parole mentre stanno facendo il loro lavoro. Parlano un ottimo inglese.

Terminato il controllo, mi rimetto lo zaino in spalla e percorro l’ampia strada che porta, laggiù in fondo ad un palco che non si capisce se sia preparato per un concerto o per un discorso. La strada è costeggiata dagli stand di varie istituzioni dedite al turismo, all’ambiente e a varie attività accessorie, dai gazebo di vari ministeri cambogiani e dalle postazioni di diverse delegazioni estere di Paesi aderenti all’Asean, l’associazione che raccoglie le nazioni del sudest asiatico. Quelle presenti qui sono quelle che si affacciamo sul golfo di Thailandia e sul Mar della Cina, quali ad esempio Vietnam, Thailandia, Malesia e Singapore.

Dal casino che c’è e dal dispiegamento di forze si direbbe che sia in arrivo qualcuno di importante. Già all’ingresso prima del controllo di sicurezza avevo visto che la strada di accesso al Crab Market era presidiata dalle forze speciali. Soldati alti non medo di un metro e ottanta, completamente coperti di nero, visibili a malapena gli occhi e con le armi imbustate in contenitori plastici neri, giusto per non spaventare la gente. All’interno dell’area di sicurezza lo stesso reparto di forze di sicurezza armi ben in vista. Devo dire che fanno venire i brividi a vederli così.

Gira voce che queste forze speciali non siano costituite da soldati cambogiani (qualcuno dice vietnamiti, qualcuno parla di uomini scelti nelle tribù di montagnard della regione di confine di Mondulkiri). E in effetti vedendo le caratteristiche fisiche di questi soldati viene il dubbio che possano in effetti non essere cambogiani. E sicuramente sono truppe scelte e altamente addestrate.

Accanto a me c’è un inglese. Scambio due parole. Sembra faccia fatica a rispondermi. Alla fine, gli chiedo. “Ma deve arrivare qualcuno importante?” e lui guardandomi con sguardo quasi schifato mi risponde “Il Primo ministro”. Ah. In effetti questo spiega il dispiegamento di forze in campo.

Hun Maneth era presente al Sea Festival ieri sera alla cerimonia ufficiale di apertura e oggi evidentemente torna per la cerimonia ufficiale di chiusura.

Continuano ad arrivare personaggi che sfilano in mezzo alle due ali di gente che si sono formate ai due lati della strada di accesso. Arriva un signore con una sgargiante giacca rosa. Un gruppo di ragazzi corre a fare un selfie con lui. Potrebbe essere il Governatore di Kep (me lo conferma poi Sokkea al quale ho mostrato il filmato che ho fatto).

Dietro le nostre spalle soldati armati di tutto punto ovunque.

Ad un certo punto il tono dello speaker si fa trionfante e annuncia l’arrivo di Sua Eccellenza Hun Maneth, come è usanza qui chiamare queste cariche dello stato. In fondo alla strada appare un corteo di SUV neri civili e con i lampeggianti della polizia. Una delle auto rasenta la folla per farla arretrare, mentre una seconda si fa avanti. Difficile in quel momento capire in quale auto sta Hun Maneth.

Il Primo Ministro scende dalla prima auto che si è portata in prima posizione. L’auto di scorta si ferma proprio davanti a me e subito balzano giù le guardie del corpo in una scena che sembra quasi da film, con questi tizi con pistola sotto la giacca e auricolari neri.

La folla si accalca subito attorno a Hun Maneth. Sarà sì e no a 20 metri da dove sono io. Riceve il saluto del Governatore di Kep e poi di tutti gli altri dignitari lì intorno. Tutta la gente segue lentamente il movimento del corteo che si è formato dietro al Primo Ministro e si alzano i telefonini per acchiappare una foto dell’attuale leader della Cambogia. C’è qualche straniero qua e là che come me sta curiosando, mentre nel corteo politico ci sono uomini d’affari credo europei o americani che da un pezzo parlottavano tra loro in attesa dell’arrivo del Primo Ministro.

Mi sento toccare sulla spalla. E la teacher Changhour che insegna inglese da noi. Anche lei è venuta a vedere l’evento. La saluto e inizio ad allontanarmi. Non credo sia molto utile per me stare a sentire il discorso in Khmer.

Cerco di chiamare un tuk tuk ma tutto il traffico è bloccato e ci vuole un po’ prima che la mia corsa arrivi. Mentre aspetto il tuk tuk all’imbocco della zona controllata, escono quattro militari kalashnikov al petto. Vorrei fare una foto ma devo tenere d’occhio dove sta il mio tuk tuk. Sono tutti e quattro ben più alti di me e mi ritorna in mente quello che si dice sull’origine di questi gruppi di forze speciali.

Finalmente arriva il mio tuk tuk che mi deposita all’inizio della spiaggia vecchia di Kep. Risalgo la corrente di gente che arriva a frotte per la parte finale della festa. Qui sicuramente stasera si farà tardi.

Io devo avviarmi verso Kampot perché ormai sta facendo buio. Un paio di foto al bel tramonto dietro l’isola vietnamita di Phu Quoc e parto.

Quasi 25 km di buchi e polvere. E la pioggia caduta ieri tra Kep e Kampot non ha fatto che peggiorare lo stato della strada, rovinando anche quel poco di lavoro di lisciatura che i mezzi pesanti avevano fatto durante la settimana.

E come sempre anche questo è, ormai lo sapete, Cambodia or bust.