Solita sveglia mattutina, per arrivare a colazione per le 7.30, perché vista la lentezza del servizio se non andiamo almeno un’ora prima non ce la faremo mai a prendere il tuk tuk alle 8.30.
Nonostante tutto alle 9 circa siamo già a Domnak Chamboak e alle 10 precise siamo già con Theara a fare home visits alla casa di Mom Suone, affidata in Sostegno a Distanza agli amici francesi Gilles e Fabienne Alix. 9 anni frequenta la quarta classe della scuola primaria.
Questa mattina Facebook non ci permette di fare le live e quindi utilizziamo YouTube.
La casa è molto basica fatta di pali di legno e di lamiera. Un unico locale che ospita genitori e due bambini. Suone e suo fratellino Cheatra di un anno e mezzo e la sorella Sokvisa.
Come usuale chiediamo il permesso di entrare a vedere la casa e Suone ci accompagna. Due panconi, uno per i genitori e uno per i figli. Qualche piccolo pezzo di arredo, cosa non sempre presente in queste case. La vista della casa ci suggerisce delle riflessioni su come sarebbe vivere in permanenza in una casa così e quanto noi reggeremmo in un ambiente così minimale quanto a servizi.
Il papà lavora come muratore. La mamma rimane a casa e segue i figli e le vicende domestiche.
Suone è una bimba tranquilla, che anche io conosco in questa occasione. Il fratellino è davvero adorabile e incuriosito dal mio khmer. Non ha paura e prima mi concede di prendergli una manina e poi anche di dargli un bacio.
Distribuiamo un po’ di pezzi di abbigliamento, cercando nel nostro materiale qualcosa per il piccolino. Gli proviamo la tutina che Amelia, la mia collega mi ha dato, ma per lui è piccola. Per Suone è meno problematico trovare qualcosa di utile, magliette e maglie con la manica lunga. Il piccolo Cheatra nel frattempo ci mostra il suo gradimento per un paio di pantaloncini gialli che acchiappa al volo non appena ci avviciniamo. E’ sempre un piacere donare qualcosa di utile ai bambini.




Poi facciamo qualche foto tutti insieme prima di procedere alla successiva home visit alla casa di Sambath Sokna.
Pochi minuti e siamo alla casa di Sokna e incontriamo la mamma e la zia. La mamma ha quattro figli. Due più grandi da un primo matrimonio e Sokna e suo fratellino dal secondo marito, di un pezzo più giovane di lei. Il marito non può fare lavori pesanti per un danno permanente alla spalla e al braccio destro.
La famiglia non ha campi di riso quindi deve acquistare tutto quello che serve per il fabbisogno alimentare. Quindi nel complesso la situazione non è proprio semplice.
La casa è come sempre essenziale, ma all’interno, cosa inusuale la camera dei bambini è separata da quella dei genitori da un muro in mattoni. La casa ha anche il pozzo per l’acqua da bere, oltre a recuperare, come fanno quasi tutti qui, l’acqua piovana in grosse giare.
Sokna è una bimbetta timida e riservata e ci guarda con occhi curiosi. Anche qui distribuiamo qualche pezzo di abbigliamento e facciamo la nostra foto prima di lasciare la famiglia.

















Dobbiamo rientrare al Centro per la distribuzione dei materiali per i bambini del Sostegno a Distanza. Tutto il Centro è in fermento e arrivano anche i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria e della scuola superiore. Tra tutti quello che si fa riconoscere subito è il grande Peo, il ragazzo diversamente abile che è con noi dall’inizio del progetto e che non perde una occasione per venire a darmi il suo abbraccio. Ormai ha abbondantemente passato i 20 anni (se non erro ne ha 24) e frequenta l’ultimo anno della scuola superiore.
Io mi alterno tra distribuzione dei materiali e foto con i bambini e ragazzi del SAD. Grazia e Seila mi fanno da assistenti di lusso e mi organizzano la distribuzione insieme alle ragazze dello staff. A darci manforte anche due ragazzi belgi, marito e moglie, lei nata in Togo in Africa, che sono venuti a visitare il nostro Centro dopo aver fatto il viaggio in aereo da Bangkok a Phnom Penh con uno dei ragazzi che fa parte del Consiglio di Shade for Children.
Nonostante l’abbondanza di manodopera, procediamo abbastanza lentamente e ci vuole ben oltre un’ora prima che riusciamo a completare la distribuzione di zaini, materiale scolastico (penne, matite e quaderni) e per l’igiene personale (spazzolino, dentifricio, saponetta e shampoo). E alla fine facciamo le foto con i vari gruppi di bambini e ragazzi che hanno avuto il loro materiale.
Per il pranzo andiamo al nostro ristorante rurale a due passi dal nostro Centro e invitiamo anche gli ospiti dal Belgio, così abbiamo modo di conoscerli e far loro conoscere un po’ di più la nostra associazione. La moglie vuole fare una iniziativa analoga in Togo.
Dopo pranzo di nuovo in pista con le home visits. La prima è alla casa di Phorn Raty. Sono con lei la giovane mamma (34 anni) e la nonna che ha 80 anni. La nonna è anche lei piegata in due dal lavoro fatto nei campi. Anche a raty e a suo fratello minore lasciamo un po’ degli abiti portati dall’Italia. Grazia fa da distributore ufficiale. Propone a Raty anche due paia di sandali con un po’ di tacco, ma Raty non senmbra essere interessata.
Visita successiva alla casa di La Sreyvin e La Sreypin, una delle situazioni più delicate, a livello di casa. La casa è fatta di pezzi di lamiera tenuta insieme in qualche modo. Ci sono lamiere che sporgono dal tetto e anche dalle pareti. Sono lamiere taglienti e pericolose specialmente avendo in giro 4 bambini. Con Sokkea consideriamo di raccogliere qualche donazione tra gli sponsor diretti per fare un minimo di sistemazione almeno delle parti più pericolanti e sporgenti.
Anche dal punto di vista alimentare c’è bisogno di supporto, dato che il campo di riso di cui dispone la famiglia permette di coprire un paio di mesi di fabbisogno. L’acqua la pescano da un vicino stagno e la usano anche per bere. Situazione abbastanza critica quindi.










Completata la distribuzione di abbigliamento e fatte le foto di rito ci avviamo verso il Centro per la seconda parte della distribuzione ai bambini del sostegno a distanza, che deve essere fatta nel pomeriggio.
Continua il rito dei bambini che escono dalla fila quando sono chiamati e dopo aver firmato il registro delle presenze arrivano a manine giunte a salutarmi e a fare una foto con me da inviare agli sponsor.
Ancora una volta questa settimana le attività ci portano ad andare oltre il tramonto e a tornare a Kampot con il buio e con i falò che bruciano i rifiuti e che alzano nuvole di fumo che fa pizzicare la gola.
Una volta arrivati a Kampot, giusto il tempo di una doccia per togliersi la polvere e un po’ di stanchezza di dosso e poi a cena. Giusto un momento di relax in una giornata ritmata e fatta alla rincorsa dell’orologio. Ma per questi bambini questo ed altro.
Ed anche questo è Cambodia or bust.
