Cambodia or bust 25 Novembre 2024 / Cambodia or bust 25 November 2024

Inizia la seconda settimana di missione. La prima cosa che cambia rispetto alla prima settimana è la colazione. Il NyNa Villa fornisce solo alloggio. Quindi torno alle vecchie abitudini e mi fermo a colazione al Today Coffee, a due passi dall’hotel e dalla Durian Roundabout, simbolo di Kampot. Come negli scorsi anni, di fronte al Today Coffee c’è un forno che sforna pane fresco e buonissimi dolci, con imbarazzo della scelta. Non il massimo per la mia dieta proteica, ma bisogna fare di necessità virtù.

L’altra cosa che cambia in questa seconda settimana è l’assenza dal team di lavoro di Grazie e Seila. Senza di loro non sarà la stessa cosa. Hanno dato un contributo davvero importante a questa missione e l’hanno resa una delle migliori missioni in assoluto da sempre.

Insieme abbiamo riso. gioito, pianto. Insieme abbiamo ricevuto l’abbraccio tenero dei nostri bambini e loro hanno saputo entrare nello spirito più giusto per questo tipo di “lavoro” se “lavoro” si può chiamare. Oggi saranno a Kampong Chnang alla pottery farm e poi stasera a Battambang per vedere la Bat Cave, con l’uscita, verso le cinque, di migliaia e migliaia di pipistrelli che abitano le grotte.

Durante la giornata non possiamo fare a meno di sentirci. Seila mi chiede come mai non ci sono state dirette. Al mattino abbiamo fatto solo due home visits e ho preferito fare delle foto. Così come foto ho fatto al Centro, ai bambini che studiano da noi la mattina, cercando di inviare a Jane e Silvia un po’ di materiale da inoltrare agli sponsor.

Appena arrivati al Centro, la prima cosa che i bambini, più che altro le bambine, mi chiedono è dove è Seila, dove è Grazia. Spiego che sono andati a vedere il nord della Cambogia. Vengo attorniato dalle più intraprendenti, Lina, Kimhuy, Lika. Lika, che non vuole essere fotografata, si impadronisce del mio telefono ed inizia a scattare lei le foto del gruppo in mezzo al quale mi trovo. Lina mi dona un piccolo block notes con il disegno di un cuore sulla prima pagina. Lika poco dopo mi mette in mano una mini borsetta fatta di foglia di banano e ci infila dentro un adesivo con la scritta “Luck”, a segno di augurio per la mia vita. Che dire di queste bimbe. Ogni volta sanno stupirmi ed emozionarmi.

Adesso il gruppo dei bambini che seguiamo al Centro ha una prevalenza di piccoli inseriti negli ultimi anni al posto degli universitari, e sono davvero qualcosa di speciale, per l’affetto che ti sanno donare e che ti chiedono. Un abbraccio, un tocco delle mani, qualcuna addirittura mi bacia sulla guancia non appena mi chino per sentire la vocina flebile con cui si esprimono. Poi fuori concorso c’è Kanha, che con la sua voce squillante non ha certo bisogno che la si avvicini troppo per sentirla. Una vera forza della natura.

Quando suona la campana, rappresentata da un cerchione d’auto appeso a uno degli alberi vicini all’edificio nuovo, tutti rientrano in aula. Così approfitto per fare una incursione nelle aule e disturbare gli insegnanti, da una parte di Khmer e dall’altra di Inglese, per fare un po’ di foto e raccogliere un po’ di nomi. Mi faccio poi aiutare da Channa con i nomi di quelli che non conosco. Ci sono diversi Center e Optional Children, ma anche parecchi bambini e bambine del Programma SAD.

Al Centro questa mattina passano anche Noy Sreynich, Phal Sokchan e Seng Sreyleak, tre delle studentesse che hanno terminato la scuola superiore e che si apprestano ad iniziare il percorso universitario. Hanno un colloquio con Sokkea e così approfitto per salutarle e fare qualche foto con loro per gli sponsor SAD. Quest’anno ci sono 8 ragazzi/ragazze che hanno fatto l’ultimo anno della scuola superiore; 6 sono stati promossi e affronteranno le prove di accesso all’università, una è stata bocciata per il secondo anno e farà un corso integrativo che le consentirà di uscire dalla scuola ed iniziare a lavorare e uno è stato bocciato per la prima volta e dovrà invece ripetere la classe 12.

Arrivano anche due ragazzi del SAD che erano assenti alle distribuzioni dei giorni scorsi, Youn Sayi e Suon Seyha, che ritirano un sacchettone di materiale. Anche con loro approfitto per un saluto e per fare una foto.

Quando partiamo per le due home visits del mattino sono già quasi le 11.30. La prima è alla casa di Song Samnang, a due passi dal Centro. E’ quella bella casa marrone che si vede sulla strada di accesso al villaggio quasi di fronte al nostro Centro. Il papà e la mamma hanno, accanto alla casa, un piccolo laboratorio di sartoria. In fondo ci sono appesi degli scampoli di tessuto. Ne sento la morbidezza. E’ tessuto destinato alla produzione di pantaloni. Un paio di pantaloni su misura al costo di 15 usd. Scherzo con la mamma dicendo che ne voglio 10 da portare in Italia per rivenderli.

Fuori dalla casa lì accanto, il nonno, sta mangiando e ci saluta da lontano. Facciamo qualche foto e poi via per la seconda home visit.

Lungo la strada troviamo la piccola Kanha, che trascina sulle spalle addirittura due zaini, e l’amichetta Minhuy; stanno rientrando a casa a piedi e la casa di Kanha è piuttosto lontana, per cui diamo loro uno strappo in motorino. Theara, che già trasporta Kimhien, dà un passaggio a Kanha e io faccio salire Minhuy. Quando facciamo scendere Kanha all’imbocco della stradina che porta a casa sua, Minhuy ci fa capire che la sua meta è ancora lontana. Insisto un attimo con Theara per darle un passaggio fino a casa, tanto con la moto dovremmo fare in fretta E in effetti la casa della bimba è davvero lontana e scomoda da raggiungere. Bisogna pensare a farle avere una bicicletta perchè se Kanha ci impiega 20 minuti dal Centro a casa a piedi, per Minhuy sono almeno 30 minuti se non di più.

Lasciata Minhuy ci avviamo alla seconda home visit alla casa di Suon Seyha. E’ arrivato a casa dopo essere passato al Centro per il ritiro dei materiali in distribuzione ed è con la mamma, il fratellino Makara e la cuginetta di un anno e mezzo, Riya.

La situazione della famiglia non sembra male. La casa è più che decorosa ed anche piuttosto spaziosa.

Dalle case vicine arrivano varie persone, tra cui la mamma di Sen Pholla e la sorella maggiore. Altri bambini ci circondano incuriositi. Prima facciamo la foto con la famiglia. Poi facciamo le foto con il gruppo allargato anche ai vicini. Una foto per loro è sempre un piacere e per noi non è certo un problema fare qualche foto in più.

Sulla via del ritorno, affianco Theara e le chiedo se possiamo fermarci alla casa di Muon Theara, la ragazza che è stata supportata in sostegno a distanza dalla nostra Jane Hartley. E’ un vero piacere rivedere innanzitutto i nonni, lei 79 anni, lui 83 anni, sempre accoglienti e sorridenti. E anche rivedere Theara è davvero piacevole. Adesso lavora presso l’ufficio dei servizi sociali della Provincia e segue la situazione delle famiglie più povere, in particolare quelle che hanno la tessera che attesta la situazione di povertà e di bisogno, cosa non così diffusa visto che molte famiglie preferiscono, per orgoglio, non essere targate come famiglie povere (ma questo significa perdere tutta una serie di agevolazioni che, seppur piccole, esistono). Porto a Theara i saluti di Jane. Questa è una visita che non avrei mancato per nulla al mondo. So quanto Jane ci tenga.

Per la pausa pranzo torniamo al ristorantino sulla strada Kep-Kampot a due passi da Sesoa, il monumento del cavallo bianco. La mia pancia fa ancora i capricci e il caldo della giornata mi ha già spossato, per cui tendo più a bere che a mangiare. Mi faccio preparare un piatto di noodles con le verdure, che apprezzo in modo particolare, soprattutto perchè la mia abilità con le bacchette, finalmente dopo anni e anni di Cambogia, sta diventando apprezzabile.

Ce la prendiamo con un po’ troppa calma e sforiamo i tempi del primo appuntamento per le home visit del pomeriggio. Quando lasciamo il ristorantino sono le 15 abbondantemente passate e arriviamo nella zona della home visit che sono già le 15.30. E’ una zona del villaggio che, stranamente, non avevo ancora visitato. Si affaccia su un bel lago alimentato dalle piogge monsoniche.

In corrispondenza di un canale di uscita ci sono delle chiuse, che nella stagione delle piogge vengono talvolta aperte per scaricare la pressione delle acque sugli argini, qualche volta provocando anche l’alluvione del villaggio, soprattutto se aperte in contemporanea con le chiuse della diga del secret lake che si trova nella parte più interna della vallata.

Visitiamo due case vicine che si affacciano sul canale di sfogo del lago. la prima è la casa di Moeurn Navy, appena giù dall’argine del lago. Navy è insieme alla mamma ed ha un faccino piccolo e sorridente. La casa è abbastanza essenziale, con una struttura in lamiera, ma all’interno gli spazi per i genitori e i figli sono separati da una tenda che garantisce un minimo di privacy in più rispetto a quello che di solito troviamo in queste case di campagna. Il bagno, anch’esso in lamierino, si trova all’esterno della casa in un angolo dell’appezzamento di terreno su cui la casa è costruita. Qui la situazione acqua è migliore che altrove, vista la vicinanza del lago e la possibilità di avere una fornitura diretta attingendo dallo specchia d’acqua con le tubature. Il giardino è davvero rigoglioso con piante da cocco, banani e bellissimi fiori gialli che sembrano essere delle orchidee.

Fatte le foto con Navy siamo pronti a fare i quattro passi che ci separano dalla casa di Moung Rithen. C’è il fratello più piccolo Vandoeun con il papà e i nonni. La mamma lavora in una pepper farm della vallata. Nelle foto che facciamo si infila anche la piccola Navy, che ci ha naturalmente seguito dai vicini, con i quali credo sia anche imparentata.

Riprendiamo il nostro cammino per andare a verificare una situazione particolare che si è verificata. Ci spostiamo sempre non lontano dal lago e dagli stagni che lo circondano.

Qui si trova la casa di Sok Sreymis, la bimba che mi era stata assegnata in Sostegno a Distanza quando Kemheng è uscita dalla scuola superiore, e che poi avevamo dovuto lasciare perchè la mamma, in lite con il padre, l’aveva portata in una provincia lontana dal villaggio e, nonostante i ripetuti solleciti di Sokkea, non aveva dato risposte sul rientro al villaggio e alla scuola della piccola.

Adesso la bambina è tornata e vuole rientrare al nostro Centro. I genitori si sono riconciliati e si sono trasferiti a lavorare a Kompong Soam (Sihanoukville), lasciando Sreymis (8 anni) e suo fratellino più piccolo alle cure della nonna materna. Insieme a lei c’è anche la cuginetta Sok TaTa, più o meno della stessa età, affidata alle cure del nonno materno insieme al fratellino minore (che nel frattempo, mentre parliamo con la nonna, si sta rotolando nell’erba con il cuginetto, facendo la lotta e ridendo come un disperato).

Sokkea è categorico. Ha dato alla famiglia una settimana per decidere se rimandare Sreymis (e a questo punto anche TaTa) al nostro Centro e alla scuola primaria. E’ brutto che i bambini paghino la perdita di una opportunità, per la disattenzione o il poco rispetto dei genitori, ma Sokkea su questo è categorico: tra staff del Centro e la famiglia si deve instaurare un regime di reciproca fiducia e anche la famiglia deve fare la propria parte, altrimenti il nostro lavoro richierebbe di andare in gran parte sprecato.

Le bimbe lo guardano con timore. Si legge nei loro occhi tutta la voglia che avrebbero di fare parte del nostro progetto. Speriamo che i genitori si decidano a dare una risposta e a occuparsi dei loro figli per la parte che compete loro. Mi spiace davvero di non aver potuto sostenere Sreymis. Prima di rinunciare al Sostegno a Distanza ho chiesto a Sokkea di attendere la risposta della madre ben oltre il limite della sua pazienza, ma purtroppo a distanza di oltre un mese da quando la madre disse la prima volta che di lì a pochi giorni sarebbe rientrata al villaggio riportando Sreymis a scuola e al Centro, abbiamo dovuto prendere atto che ormai la bambina era stata allontanata dal nostro raggio di azione e quindi era impossibile proseguire. Lei è una piccolina vivace e intelligente, con due occhietti neri neri, come d’altra parte la maggior parte di questi bimbi. Vedremo nei prossimi giorni cosa si potrà decidere.

Foto di rito e poi via verso la parte più lontana del villaggio oltre la ferrovia Kep-Kampot. Percorriamo la strada che costeggia per un lungo tratto la ferrovia e lasciamo le moto a ridosso di una casa, per poi tornare a piedi sui nostri passi. Camminiamo sui binari per un lungo tratto, fino a quando vediamo comparire in lontananza le luci di un treno. In realtà si tratta di una sola carrozza passeggeri che non ho ancora capito se sta andando a Kep o a Kampot. Il macchinista che in distanza ci ha visto sui binari suona per essere sicuro che lo abbiamo visto.

In distanza vediamo le case di Di Sinuorn e Nem Phors. Sinuorn frequenta ancora la scuola a Domnak Chamboak, ma lui e la sua famiglia hanno abbandonato, almeno temporaneamente, la casa, per trasferirsi come guardiani in una piantagione di mango che sta nella vallata.

Per quanto riguarda Phors, che è stata allontanata dal villaggio e dalla sua casa e vive con la nonna materna in un villaggio vicino, il nostro è un tentativo (probabilmente con poche speranze) di trovare qualcuno a casa con cui parlare della sua situazione, in quanto non sta frequentando la scuola e nemmeno regolarmente il nostro Centro. Avevo pregato Sokkea di non chiudere il suo SAD, dopo che i genitori si erano trasferiti a Phnom Penh e lei era andata dalla nonna, smettendo di frequentare la scuola, perchè non la volevo assolutamente perdere e non volevo farle mancare almeno quel minimo di educazione e di studio che le possiamo dare noi al nostro Centro. Tra l’altro il suo attuale sponsor è in arrivo in Cambogia a fine anno e verrà sicuramente a farle visita. Vediamo se anche questo riuscirà a farle cambiare idea e a smuovere qualcosa nella situazione familiare.

Ci inoltriamo in mezzo alle risaie e mentre ci avviciniamo alla casa di Sinuorn scorgiamo in lontananza un ragazzino che tiene in braccio un bambino che avrà si e no un anno o un anno e mezzo. Si chiama Heng. Non sa il suo cognome. Ha 13 anni e non è ancora andato a scuola perchè, dice, sua madre non glielo permette perchè deve dedicarsi ai fratelli più piccoli e in particolare al piccolo di famiglia.

La sua casa è poco più di una baracca di lamiera, forse 2,5-3 metri per 3 metri. Entro e dentro c’è un unico pancone con sopra una rete antizanzare. Ci dice che in quella casa abitano in sei. I genitori, lui, il piccolino che ha in braccio e altri due fratelli. E la mamma è incinta e aspetta il quinto figlio. Ancora una volta questa parte del villaggio ci riserva sorprese sconcertanti. Anche Sokkea, che pure ne ha viste ben più di me, è sconcertato e non riesce a darsi pace nell’incontrare ancora queste situazioni. Purtroppo a casa c’è solo Heng con suo fratellino. Domani torniamo alla ricerca dei genitori, per cercare di capire, a questo punto, cosa fanno gli altri fratelli e se Heng, il piccolo e loro sono registrati all’anagrafe della Comune.

Mentre il sole tramonta dietro le palme in stupendi colori, torniamo alle nostre moto con quel senso di vuoto che ci coglie ogni volta che incrociamo queste situazioni. Questa parte più remota del villaggio sicuramente richiede un approccio diverso per poter consentire ai bambini che ci abitano di frequentare regolarmente la scuola ed eventualmente venire anche al nostro Centro. Ne parliamo subito con Sokkea e le idee che ci vengono sono o la costruzione di un semplice riparo sotto il quale consentire ai bambini di fare lezione con uno dei nostri insegnanti, oppure di fornire un servizio di trasporto che consenta ai bambini di avere a disposizione un mezzo che permetta loro di frequentare regolarmente le attività scolastiche. Io opto subito per la seconda opzione. Sicuramente più semplice che aprire una piccola succursale alla quale destinare uno dei nostri insegnanti. Domani inizieremo a fare qualche verifica per capire che costi ci sarebbero e poi, tornando qui in zona, cercheremo anche di capire quanti bambini potrebbero fruire di questo servizio. Speriamo anche di poter incontrare Phors per sentire come sta e che intenzione ha nei confronti della scuola.

Quando arriviamo al Centro è ormai buio. Sono le 18 e i bambini se ne sono andati da un pezzo.

E come sempre anche questo è Cambodia or bust.