Cambodia or bust 26 Novembre 2024 / Cambodia or bust 26 November 2024

Sveglia come al solito alle 7 per essere a colazione verso le 7.45. Coffe Today e dolci appena sfornati dal piccolo panificio lì di fronte.

Oggi chiedo a Sokkea di fare la strada delle saline. Percorriamo tutta la strada lungo il fiume Kampot. Hanno creato una lunga spiaggia di sabbia bianca lungo le rive, dalla periferia di Kampot fino quasi alla svolta che porta alla strada che fiancheggia le saline. Questa zona verso est, verso Kep è la zona di espansione di Kampot e gli spazi verdi si stanno di anno in anno riempiendo di nuove costruzioni.

Fuori Kampot, in direzione di Kep, ci sono ettari ed ettari di saline, che stanno anche tornando ad essere attrazione turistica. Con piacere quest’anno posso constatate la ripresa del turismo rispetto agli anni scorsi. Sia in città a Kampot che a Kep. E anche qui alle saline, vari gruppetti di occidentali accompagnati da guide cambogiane, spesso i tuk tuk driver che li portano in giro, si aggirano per le stradine che tagliano in varie direzioni i campi di sale.

Riprendiamo la strada e verso le 9.30 siamo al villaggio. Sokkea si ferma alla casa che è di fronte al nostro Centro e che neli primi due anni è stata la sede del nostro progetto. Adesso, da un paio di anni, stata trasformata in un deposito di riso. Dato che devo portare a casa in Italia un po’ di riso cambogiano Sokkea ha pensato di chiederlo al proprietario del deposito, che poi scoprirò essere anche la nostra guardia notturna che in settimana dorme al Centro e lo sorveglia.

Di fronte alla casa c’è anche un ragazzotto robusto con una borsa di liquido color ambra. E’ miele selvatico che ha recuperato da un alveare su una pianta. Ce lo fa assaggiare. E’ veramente buonissimo, al naturale, senza nessuna raffinazione, così come estratto tirando giù l’alveare. Sokkea decide di prenderne un po’, un paio di litri, per i nostri bambini.

Mentre siamo lì arrivano due persone dell’azienda che distribuisce l’acqua Sokkea approfitta per chiedere a chi rivolgersi per verificare i possibili costi di allacciamento delle case del villaggio. Loro sono i letturisti e non possono fare molto se non rimandarlo agli uffici centrali a Kep.

Quando entriamo dal cancello del Centro subito i bambini del mattino ci vengono incontro di corsa. “Hello Franco” “Sousday”. E c’è sempre qualcuno che si lancia in un bell’abbraccio. Ci sono Lang Chandareaksmey il piccolo furetto che mi salta sempre sulla schiena e dall’altra parte mette alla prova i miei addominali, prendendo a cazzotti la mia pancia. C’è Bo Lika, che in mezzo agli altri bambini fa quella dura che abbraccia poco e bacia meno, ma che poi mi raggiunge di soppiatto in ufficio e mi abbraccia di un abbraccio lungo e dolcissimo. Ho perfino l’impressione che si emozioni e abbia qualche lacrimuccia. Che dire di fronte a queste manifestazioni di affetto. Riescono sempre a lasciarmi a bocca aperta.

Faccio un po’ di foto ai bambini più piccoli che stanno nella ex biblioteca con Kemheap, la moglie di Mr. To, il nostro ex direttore del Centro, dal quale era partito tutto il progetto quando veniva dai Salesiani a Kep fino a Domnak Chamboak ad insegnare l’inglese ai bambini sotto la pagoda di Phnom Sosear.

Approfitto anche del fatto che una parte dei bambini del SAD sono qui a lezione, per fare le foto e inviarle immediatamente in Italia a Jane e Silvia, per l’inoltro agli sponsor. In questo modo riesco ad essere molto più rapido piuttosto che scaricare le foto la sera nel computer e poi tornare il giorno dopo da Channa o Theara ad esaminare le foto per metterci il nome dei diversi bambini, per poi spedirle agli sponsor.

Di tanto in tanto vengo chiamato o dai bambini a fare qualche gioco o qualche foto di gruppo, oppure da Channa che mi fa recuperare le foto con i bambini del SAD che non è stato possibile fotografare quando abbiamo fatto la distribuzione dei materiali.

Dopo pranzo arriva il gruppo più numeroso di bambini. Arriva Kanha, che subito mi abbraccia. E le due piccoline Kunthea a Sreymean, che vogliono abbraccio, bacio e rimanere un po’ in braccio a me, sia che io sia in piedi in giro per il Centro sia che sia seduto al computer.

Ormai tutto il gruppo si è lanciato e quasi tutti vogliono abbracciarmi, o darmi il cinque.

Ci sono anche Somaly e il fratellino Phoeurn. Entrano insieme nell’ufficio, perchè Somaly deve scrivere la letterina di Natale per il suo sponsor. Iniziare a vedere qualche sorriso sul viso di questi due bambini non ha prezzo, dopo quello che è successo loro la scorsa primavera, con la prematura scomparsa della mamma. Il piccolo Phoeurn, 4 anni, inizia a muoversi in giro per il Centro da solo o in compagnia di qualche altro bambino, mentre fino a qualche giorno fa non si staccava praticamente mai dalla sorella Somaly, che per lui ha assunto il riferimento di figura materna. La scorsa settimana, quando abbiamo fatto la festa per salutare Grazia e Seila, li avevo osservati diverse volte. Lei sempre attenta ad ogni mossa del fratello, a dargli da mangiare come se fosse suo figlio. E lui incollato alla gonna di Somaly. Anche solo vedere che adesso, a distanza di una settimana, lui trovi il “coraggio” di allontanarsi dalla sorella, è sicuramente un segno positivo, sia per lui che per Somaly che magari ritorna ad essere la bambina che è, e non la mamma che ha dovuto diventare per quello che è successo.

Oggi abbiamo un appuntamento importante. Dobbiamo tornare nella zona più lontana del villaggio per portare aiuti alimentari a Heng e alla sua famiglia e parlare con i genitori. Ieri lo abbiamo trovato per caso e saputo che, a 13 anni, non ha ancora iniziato la scuola perchè i genitori lo tengono a casa a curare i fratellini più piccoli, in particolare il più piccolo che ha circa 15 mesi. E dobbiamo anche cercare di incontrare Nem Phors, per convincere lei e la famiglia a farla tornare a scuola.

Partiamo dal Centro alle 16 circa. Siamo io, con Kimhian e Sokkea con Theara. Torniamo a parcheggiare le moto accanto alla stessa casa dove le avevamo lasciate ieri e proseguiamo a piedi seguendo i sentieri che portano alle case dei bambini. Un po’ di cross country nella risaia per evitare un passaggio ostruito da un piccolo guado e arriviamo a destinazione.

Heng è lì che ci aspetta con in braccio il fratellino, esattamente come ieri. Appoggiamo sul tavolo di fronte all’ingresso della baracca che fa da casa per la sua famiglia, i materiali che abbiamo portato, il latte per il piccolino e altri generi alimentari per la famiglia.

Non c’è nessun altro in un primo momento, ma ben presto l’area si affolla. Dal nulla spuntano tutti. La mamma e il papà di Heng, con le due sorelline più piccole. Nem Phors, sempre più bella, con la sorella maggiore, che si tiene defilata sulla porta della casa di Heng. La mamma e il papà di Phors con la sorellina minore.

Sokkea entra in azione ed inizia a parlare con i genitori, in particolare con la mamma, di Heng. Phors per il momento viene lasciata in attesa. Guarda Sokkea con uno sguardo un po’ preoccupato. Sokkea è una persona molto equilibrata e sempre molto dolce e disponibile con i bambini, ma quando si tratta di riprenderli o di convincerli a tornare indietro su decisioni relative a lasciare la scuola sa essere molto convincente, anche in modo molto duro. Sa essere uno che incute timore e rispetto.

La discussione prosegue fitta in Khmer. Poco tempo per la traduzione di cortesia. C’è la necessità di acquisire tutte le informazioni possibili. Viene fuori che le due famiglie di Heng e Phors sono legate da legami di parentela stretta, perchè le mamme sono sorelle. Le due case, se tali si possono definire le povere baracche che vediamo una alle nostre spalle e una in distanza a circa 200 metri, sono collocate su appezzamenti di terreno che sono di proprietà di un’altra sorella, la mamma di Di Sinuorn, la cui casa si trova lì accanto, abbandonata perchè la famiglia di Sinuorn si è trasferita da circa un anno in una piantagione di mango che sta nella vallata, con i genitori che fanno da guardiani alla piantagione.

La madre di Heng è incinta di 5 mesi, quindi presto la famiglia salità a 8 componenti. Mamma, papà, Heng 13 anni, le tre sorelline di 8, 5 e 4 anni, il piccolo di 15 mesi e il baby in arrivo. Sokkea chiede i documenti di Heng, e fortunatamente salta fuori il suo certificato di nascita. Quantomeno è registrato all’anagrafe del villaggio. Concorda con i genitori che l’indomani andranno a parlare con il direttore della scuola Namiko per l’inserimento in prima elementare e che sia lui che le sorelline possono venire al nostro Centro. Poi bisognerà procurare almeno una bicicletta per permettere a Heng di andare a scuola, che si trova a più di 4 chilometri, di cui quasi uno in mezzo alle risaie.

Poi è il turno di Phors e dei suoi genitori. Da quello che sapevamo c’erano problemi di comunicazione con i genitori che erano andati a Phnom Penh lasciando Phors dalla nonna. Quindi pareva che la responsabilità dello stop alla scuola da parte di Phors fosse tutta dalla parte dei genitori. In realtà dalla discussione viene fuori che Phors non è più convinta di andare a scuola, ma non si capisce bene perché. Sokkea ha un tono molto pacato ma i messaggi li manda tutti. Phors ascolta quello che Sokkea dice, con lo sguardo fisso davanti a se, con Sokkea seduto alla sua sinistra. I genitori sembrano condividere quello che Sokkea sta dicendo. Dico a Sokkea di dire a Phors che il suo sponsor verrà in Cambogia e a Kep alla fine dell’anno e che sarebbe davvero deluso se lei non fosse più a scuola.

Piano piano la tensione iniziale si scioglie e l’incontro diventa un confronto sereno con i genitori e Phors. Man mano che la discussione va avanti vedo i visi che si rilassano e inizia ad affiorare qualche sorriso. Phors chiede di essere spostata in un’altra scuola se rientra e Sokkea si rende disponibile a seguire la pratica.

Anche la sorellina di Heng di 6 anni deve essere inserita in prima elementare. Sokkea parlerà con il direttore della Namiko Primary School per farli inserire con un mese di ritardo rispetto all’inizio dell’anno scolastico.

La discussione diventa sempre più aperta e serena. Sokkea ride di gusto. Bene così. Questo primo step sembra proprio fatto. Siamo molto contenti. In particolare io sono contento per Phors perchè avevo insistito con Sokkea perchè la mantenesse nel nostro progetto di Sostegno a Distanza. Sapere che tornerà a scuola e a frequentare il nostro Centro mi rende davvero felice.

Saltano fuori gli ultimi vestiti portati dall’Italia e parte l’asta per l’assegnazione a ciascuno di quello che è disponibile. C’è qualche vestito da donna/ragazza un po’ troppo scollato e la cosa fa sorridere le donne presenti.

Chiedo a Heng, in Khmer, se è contento di andare a scuola e lui mi risponde di si convinto e si apre in un bel sorriso.

Siamo ormai al tramonto quando lasciamo le due famiglie. Dopo lo sconforto di ieri oggi le spalle sono un po’ più leggere. Torniamo al nostro Centro con un piccolo successo che dovrà poi trovare conferma nei giorni prossimi.

Il tramonto è come sempre stupendo.

E anche questo è Cambodia or bust…