Giornata di chiusura missione e di saluti con i bambini. Il mio umore di mattina non è proprio dei migliori.
Mi sveglio prestissimo, alle 4.30 e non riesco più ad addormentarmi. Così approfitto per completare il diario per i giorni 25 e 26 Novembre.
Avremmo dovuto trovarci con Sokkea a Coffee Today per le 8.30, ma alla fine riesco ad arrivarci solo alle 9. Manou, il nostro tuk tuk driver è già lì che ci aspetta.
Mentre io faccio colazione, Sokkea riporta anche la mia moto, allo shop dove abbiamo fatto il noleggio. Quando salgo sul tik tuk, Manou ha già caricato il cartone con i muffin per i nostri bambini, presi alla panetteria/pasticceria di fronte a Coffee Today.
Devo ancora fare il bagaglio e in più Sokkea mi propone di andare a prendere le biciclette per Kanha, Minhuy e Heng.
Finita la colazione andiamo al negozio di biciclette. Il nostro fornitore di fiducia ha due negozi quasi contigui, uno per le biciclette di seconda mano e uno per quelle nuove. Ci sono biciclette tipo mountain bike con freni a disco, di produzione Thailandese, che arrivano fino a 180 usd o anche 250 usd. Sokkea per le bambine preferisce prendere la tipica bici da donna, e usata, perché dice che queste usate sono giapponesi e sono più robuste di quelle nuove provenienti dalla Cina.
Scegliamo 3 biciclette, una rossa, una blu e una giallo-verdina. Spuntiamo anche un ottimo prezzo e compriamo anche le pompe e un paio di copertoni di scorta inclusi nel prezzo.
Le tre biciclette vengono legate al tuk tuk che inizia ad assomigliare ad un trasporto speciale, di quelli con la scorta in autostrada, tra valigie legate davanti e bici attaccate dietro.
Sokkea mi chiede se voglio prendere anche le biciclette per i miei due bambini, Donghey e Sreypin. Se ci stanno sul tuk tuk ben volentieri. Manou ci riflette sopra un attimo e poi ci fa segno che non ci sono problemi. Per Donghey prendiamo una mountain bike di seconda mano, colore verdino, ben mantenuta e con i normali freni da bici. Con il clima che c’è qui e la polvere e la terra delle strade del villaggio credo che i freni a disco avrebbero poca vita. Per Sreypin prendiamo una bella bici nuova di colore rosso scuro. Anche queste due vengono legate al tuk tuk. Sembriamo un trasporto biciclette.















Quando arriviamo al Centro tutti i bambini si stanno già preparando per il pranzo e la festa insieme. Quando ci vedono arrivare con le biciclette gli occhietti di tutti si illuminano e subito mi assaltano chiedendomi in khmer per chi sono le biciclette, o meglio ciascuno chiedendo se la bicicletta è per lei (le femmine sono sempre più intraprendenti dei maschi).
Purtroppo non abbiamo biciclette per tutte le richieste. Abbiamo dato priorità ai bambini per i quali abbiamo già verificato la necessità di avere la bicicletta perché abitano molto lontano dal nostro Centro e vengono tutti i giorni a piedi (o dovrebbero venire a piedi, nel caso di Heng e sua sorella).
Bo Lika, Kao Lina e Chhorn Ponleu sono le più scatenate. Ma purtroppo in questo giro la bici non tocca a loro. Chiedo a Sokkea di fare una verifica per capire se effettivamente la bicicletta non ce l’hanno e se non sia il caso di prevedere l’acquisto anche per loro. Ponleu e Lina dopo un po’ se ne fanno una ragione e tornano ad essere serene. Lina scherza e sdraiata sul sellino di una delle biciclette gioca a fare il pilota di moto ridendo come una matta quando le faccio le foto. Lika invece è incazzata nera. Incrocio il suo sguardo con gli occhietti stretti, e leggo nei suoi occhi la voglia di strozzarmi. Sicuramente bisogna capire come è la sua situazione e poi eventualmente procedere anche con lei a prenderle una bicicletta.












Arriva a salvarmi l’invito a sedersi tutti a tavola e per me a servire le scodelle di noodles ai bambini. Inizio a servire e ben presto arrivano in mio aiuto i ragazzi più grandi. In cucina a servire i noodles nelle scodelle ci sono Titlika, Kimhean, Theara e anche la mia Kemheng, che è venta a salutarmi. Strano che non sia venuta Somphors; o è al lavoro e non ha potuto liberarsi oppure sente ancora il bruciore della severa sgridata che le ha dato Sokkea, perché vuole lasciare l’università per andare in una scuola cinese a fare un corso accelerato di lingua per poi cercare un lavoro, probabilmente a Sihanoukville. Sokkea le ha dato una settimana per rifletterci e dare una risposta su cosa farà, dato che io la sto ancora sostenendo con supporto per le spese universitarie.
Dopo aver finito di servire i bambini avvio una live e faccio tutti i primi piani degli oltre 100 bambini presenti. Ci sono sia quelli che vanno a scuola al mattino e che adesso si fermeranno al Centro, sia quelli che vanno a scuola nel pomeriggio, che dopo il pranzo si avviano ad andare a lezione.



















Pensavo davvero di piangere questa volta, perché l’affetto che tutti i bambini mi hanno manifestato è stato davvero forte e commuovente. Invece devo dire che la felicità di essere ancora una volta qui con loro supera qualsiasi altra emozione.
Prima di servire il dolce e la torta che è lì pronta per essere spalmata, come da tadizione, sulla mia faccia, tutti i bambini e le bambine si mettono in fila per venire, uno a uno ad abbracciarmi e salutarmi, portandomi una piccola frase di saluto, in khmer o in Inglese.
Poi secondo giro per la distribuzione dei muffin acquistati stamattina alla panetteria/pasticceria nella quale prendo la mia colazione di solito, quella di fronte a Coffe Today.
Stranamente la torta è ancora lì intonsa. Forse questa volta riesco a scamparla.
Non faccio nemmeno in tempo a pensarlo, che Channa arriva con la torta, e con il suo bel sorriso e i suoi bei modi mi chiama….. “Teacher…..” e mi spalma una bella ditata di torta sulle guance e sul naso, in diretta Facebook. Mi sembrava strano che non andasse a finire così. E non è finita perché anche Theara e Kimhean vogliono dare il loro contributo. Come pure la piccola Kunthea che mi spalma la torta sulla fronte e sopra l’occhi destro in buona quantità. Beh, almeno non abbiamo interrotto la tradizione.
I bambini che devono andare a scuola iniziano ad avviarsi e mi salutano. “Chuap Knia chnam craui” “Ci vediamo l’anno prossimo” è la parola d’ordine. Stupendi. Dolci. Abbracciosi. Sono davvero felice di averli nella mia vita.
Facciamo una foto di gruppo con lo staff e poi con tutti i bambini che portano la nostra maglietta A Smile for Cambodia ed approfittiamo per fare anche un video di auguri di buon compleanno per Silvio. Esattamente un anno fa eravamo qui insieme a festeggiare il suo compleanno con i nostri bimbi.












Alle 14 facciamo un meeting di chiusura della missione con lo staff e ancora una volta ho l’occasione per fare i miei apprezzamenti al lavoro che stanno facendo e per sottolineare l’importanza del lavoro che stanno facendo. E davvero sono contento di vedere che nel team si stanno inserendo diverse delle nostre ragazze che sono cresciute con noi in questi anni. Riuscire a portarle all’università e poi dare loro un lavoro ed una formazione nell’ambito del nostro progetto realizza un obiettivo importante per noi e per queste ragazze. Le ragazze, nel nostro progetto sono abbastanza dominanti, rispetto ai ragazzi. Infatti nel nostro team sono state inserite, nel tempo, solo ragazze che sono cresciute con noi. Per qualche strana ragione nessuno dei ragazzi. Potrebbe essere una cosa da capire meglio. Ma in realtà forse è proprio la manifestazione del carattere tutto sommato matriarcale della società cambogiana, pur con le contraddizioni legate alla presupposta dominanza del maschio e alla debolezza, almeno ufficialmente, della parità di genere.
Ormai sono le 14.30 e la macchina che ci deve portare a Phnom Penh è arrivata. Iniziamo i saluti finali. Tanti occhietti felici, tanta gratitudine, tanto affetto. Meravigliosi davvero. Continuano a darsi il turno per venire ad abbracciarmi in un carosello infinito. Minhuy e le due Kunthea (Khom Kunthea, più grandicella e Da Kunthe, la piccolina) si lanciano e mi mollano baci sulle guance.
Ieri, dopo aver mangiato una delle nostre papaya, avevo chiesto di averne una per Grazia e Seila. Da una parte arriva Channa con 3 anguriette prese dal suo giardino. Dall’altra arriva Theara con 4 papaya. Circa 10 kg di frutta, e non c’è verso di convincerli che non sappiamo come fare per portare il tutto in italia.
Ultimi saluti. Sono dentro l’auto, pronta a partire. Vedo il grande Peo che come al solito non perde l’occasione di venire a salutarmi. Davvero tanto affetto per questo ragazzo che, nonostante il suo handicap sta riuscendo a diplomarsi e quest’anno frequenta l’ultimo anno della scuola superiore. Lui è uno dei bambini della prima ora, cresciuti con noi in questi 11 anni di progetto qui nel villaggio. “Chumriaplia Peo. Chuap Knia chnam craui” “Arrivederci Peo. Ci vediamo l’anno prossimo”.
A Dio piacendo ovviamente.Dopo quello che mi è successo l’anno scorso, con l’incidente in moto che in un primo tempo sembrava una baggianata e che poi invece nel volo da Hong Kong a Milano mi ha messo a serio rischio di vita, sono diventato ancora più fatalista. I medici me lo hanno detto chiaro che se sono ancora qui è perché sono stato fortunato, visto che la mia gamba sinistra è praticamente “esplosa” in aereo e quando sono arrivato in Italia avevo un ematoma/livido con versamento di sangue che andava al ginocchio alla caviglia. Se sono ancora qui, probabilmente devo dire grazie all’assicurazione viaggio che mi ha procurato un posto in business class, dove ho potuto viaggiare praticamente sdraiato in un letto. Questo ha impedito che al dolore durante il viaggio (ho sofferto come un cane per 5 ore prima di riuscire ad addormentarmi, grazie anche ad una pezza antidolorifica al balsamo di tigre che mi aveva lasciato Sokkea), si aggiungessero conseguenze peggiori dovute ai problemi circolatori alla gamba. Avevo 3 costole rotte e i muscoli dell’anca sinistra spezzati dall’ematoma che si era formato a causa della botta presa nella caduta.
Ho tanto di quel sonno arretrato che il mio tentativo di lavorare al computer durante il viaggio in macchina si esaurisce in pochi minuti. E come mi appoggio al sedile mi addormento come un sasso. Mi sveglio un attimo quando l’autista e Sokkea scendono a prendersi un caffè e per una breve pausa.
Quando riapro gli occhi siamo già immersi nel caotico traffico di Phnom Penh. Ormai sono le 19.00 quando arriviamo all’Anik Palace Hotel. Grazia e Seila sono ancora in viaggio, ma già nel traffico di Phnom Penh, arrivo previsto verso le 20.00.
Arriviamo in un hotel a 5 stelle vestiti come degli esploratori delle foreste e delle risaie, con borse piene di papaya e angurie.
L’inserviente che prende il nostro bagaglio e lo mette nel carrello per portarlo in camera è molto divertito dalla cosa e appende ai ganci del carrello destinati agli abiti le tre borse con la frutta, ridendo come un matto.



Va beh, ormai lo sapete anche questo è Cambodia or bust
